Inginocchiato nel silenzio
come nel calice del creato
raccolgo stupore
e acqua piovana
in attesa di una voce
Cosa c’è di più bello, prezioso, del silenzio?
E contemporaneamente quanto è potenzialmente terribile, destabilizzante, spaventoso.
Il silenzio è stato musicato per la prima volta nel 1952 da John Cage nel brano intitolato “ 4’33” “ , ‘for any instrument or combination of instruments’.
Quattro minuti e trentatré secondi in cui non succede nulla, l’orchestra schierata è assolutamente immobile e gli unici rumori che si percepiscono sono i borborigmi del pubblico oltre che gli immancabili colpi di tosse.
Mi viene in mente il silenzio liturgico o tutte le situazioni in cui il silenzio invade le nostre esistenze quotidiane come un obbligo rituale (‘il minuto di silenzio’) o una ricerca privata di solitudine e pace.
In questa poesia il silenzio è in realtà uno spazio nel profondo della nostra interiorità che deve essere scoperto e volta per volta esplorato.
La voce che attendiamo è la voce che emerge dalla soppressione del chiacchiericcio interiore della coscienza, che si intromette in ogni momento di introspezione e ci trascina fuori dal cerchio magico del silenzio.
Perché inginocchiato?
E’ un momento di preghiera intima, intendendo per preghiera il distanziamento della mente dal profano della vita quotidiano e il tentativo di intraprendere un contatto con la parte più profonda del Sé che comunica con lo Spirito della Creazione e con il mondo delle idee immortali.
E’ la voce di Dio quella che ascolto?
Se non è sua è una voce data in prestito all’uomo per superare come un filo d’Arianna le strettoie della mente razionale che costringe tutto nelle sue equazioni.
Quanto è bella la ragione! E quanto è divertente lasciarla ogni tanto da sola a riposare in un angolo della vita mentre ci si prende una piccola vacanza altrove.
E’ difficile riuscirci?
Non è facile e a tale proposito consiglio come riferimento tecnico tutti gli infiniti manuali di meditazione germinati nel corso delle epoche sia nella cultura orientale che in quella occidentale….
Ho però una ‘disclosure’ da fare.
Non li ho mai letti se non alcuni e in maniera un po’ svogliata ma ho capito il senso dei lori discorsi e ho provato a fare da me.
A volte ci riesco, altre volte no ma è questo il senso della nostra ricerca interiore che al massimo può essere guidata ma non potrà mai essere sostituita dalla voce di un Maestro.
Vostro
Luca Grancini

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